Da cittadini inconsapevoli a cittadini della conoscenza. La Sfida.

La quotidianità, per lo più la nostra, trascorsa con la fortuna di avere più o meno tutto senza nemmeno sforzarci troppo ci ha trasformato in una società di inconsapevoli. Dal dopoguerra in avanti più la crescita economica aumentava e più il benessere prendeva strada, sempre più sbiaditi diventavano i ricordi delle recenti guerre mondiali e delle lotte per la resistenza; più le nuove generazioni percepivano questo benessere come naturale, ovvio e scontato meno ne sentivano il legame con la storia, con un passato importante, tragico e per nulla facile. Immersi poi nella società dei consumi, dei bisogni e delle necessità stimolate abbiamo iniziato a considerare scontato tutto, persino la Pace e la possibilità di viaggiare in Europa senza più dogane. Praticamente un miracolo politico e sociale svuotato dalla sostanziale rimozione della memoria collettiva in taluni soggetti e in altri, i più giovani, la totale indifferenza e disinteresse verso le dinamiche storiche che hanno portato a tutto ciò. Troppo impegnati tutti ad usufruirne di questa pace per avere il tempo di coltivarla e preoccuparsene. Una società, questa degli inconsapevoli, che ha potuto crescere anche grazie ad una politica che ha lentamente dismesso azioni e scelte lungimiranti a favore di un modus operandi più legato al consenso immediato. Una politica che, una volta finito il boom economico e finita sul banco degli imputati, ha scelto di intraprendere la strada del leaderismo e del culto dell’uomo forte così anziché riprendere e riannodare i fili che legano la cittadinanza alla memoria collettiva attraverso scelte fondate su cultura e istruzione si è continuato ad assecondare la via della iper semplificazione, del dire non ciò che fosse giusto ma ciò che i cittadini vogliono sentirsi dire. Abbiamo rinunciato ad essere classe dirigente, più importante che il leader sappia comunicare del cosa comunicare. Difatto si è, su un substrato culturale indebolito dall’era del consumismo, preparato la strada alla nuova epoca del populismo, un’epoca che attraversa il mondo che si trova, da Trump a Putin passando per Erdogan e in attesa delle prossime elezioni francesi, inglesi, tedesche ed italiane, a vivere il possibile e definitivo ritorno di dinamiche e pulsioni che si pensavano superate e peggio ancora di cui qualcuno non porta memoria. Confini, nazionalismi, egoismi, scontro tra poveri e ritorno del nemico straniero, sono questi i temi e i sentimenti che, alimentati da chi vuole il potere, ci troviamo a fronteggiare. Eppure non sono solo queste le sfumature che questa epoca populista porta con sé ma si manifestano persino nuove versioni basate sulla teoria del complotto perenne. Teorie complottiste che hanno pericolosamente sfondato la sfera scientifica e che hanno dato vita in questi anni a terapie oncologiche curative miracolose ed ora a assurde teorie anti vaccino. Tutto questo delimita e delinea così i contorni di una sfida chiara e difficile, una sfida a cui arriviamo in ritardo ma che, guardando avanti, possiamo vincere. Infatti tutto passa e passerà dalla nostra capacità di costruire una nuova rete di sensibilizzazione che non scappi dalla sfida della complessità ma viceversa la abbracci e la governi.

Abbiamo il dovere, davanti al riaffiorire di vecchie e pericolose pulsioni, di costruire la società del riscatto che passi dalla cittadinanza inconsapevole ad una cittadinanza consapevole fondata sulla conoscenza. Una cittadinanza che conosca e riconosca il valore di ciò che ha partendo da una ritrovata memoria collettiva dando così non solo un valore economico alle cose ma culturale e sociale: se ci permettiamo di andare un weekend a Parigi a fare shopping è perché la storia, la società e la politica hanno permesso tutto ciò superando conflitti mondiali ed egoismi pericolosi. Davvero vogliamo ritornare indietro? Io credo di no, credo che se sapremo spiegare questo potremo anche vincere la sfida, il punto è: quando iniziamo a farlo? Quando inziamo ad alzare davvero lo sguardo sul mondo? Siamo davanti ad un tornate della storia molto difficile e stretto, come ne usciremo dipenderà anche dalla capacità di far vivere le nostre idee e i nostri valori tra la società non per asseocondarla come fanno i populisti ma per guidarla come dovrebbero fare i progressisti

Lorenzo

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