Lasciamo che si posi la polvere

Il day after l’assemblea nazionale del PD di ieri è un giorno duro, nulla di inaspettato ma comunque tosto. Se ne va un pezzo importante per storia e rappresentanza (per me anche de core) così, in un quadro politico che vira verso un sistema proporzionale dopo la bocciatura al referendum del 4 Dicembre, il Partito Democratico, costruito sulla vocazione maggioritaria, vacilla. Vacilla non significa che sia crollato o che crolli davvero e per questo, seppur ferito, ora rimango in sella ai miei umili incarichi. Dalla mia piccola Triuggio alla grande Milano passando per svariate regioni il PD governa centinaia e centinaia di realtà e rappresenta l’unica vera grande forza politica del paese (i 5 stelle sono un’altra cosa). Se crollasse davvero sarebbe l’intero sistema paese a subirne ripercussioni in un effetto domino dall’esito imprevedibile. Dunque il tema oggi è: che succederà? E quale sarà la portata effettiva dello strappo di ieri? Me lo chiedo perché in effetti tra le tante scissioni che purtroppo hanno colpito la sinistra nell’arco della sua storia questa, lo dico con rispetto, onestamente a me risulta essere sin da subito la più fragile perché probabilmente la più scarsa di contenuti e la più colma di rancore. La storia ci aveva abituato diversamente raccontandoci che chi se ne andava lo faceva portando avanti un progetto politico alternativo di cui se ne percepiva quantomeno il contorno, giusto o sbagliato che fosse, a me oggi sembra regni sovrana la confusione. Diciamo che in un sistema liquido pure le scissioni lo sono. Dunque la situazione è ancora poco chiara e in evoluzione. L’unica certezza è che all’ennesimo tornante della storia la sinistra si presenta parcellizata nell’offerta politica con una serie di movimenti e partiti che sentendo il richiamo del sistema proporzionale si moltiplicano come funghi in autunno. Per questo ma non solo per questo, credo che il PD una chance ce l’ha ancora per provare a sopravvivere e a tenere insieme il mondo progressista. Questa chance passa però da un doppio binario: in primis che in Parlamento provi in questi mesi a mettere in agenda e ad approvare quantomeno la legge sui minori non accompagnati, la modifica alla regolamentazione dei voucher e una legge elettorale con almeno una impronta maggioritaria (misson impossible?). In secundis che la sinistra interna che va da Cuperlo a Damiano passando da Teresa Bellanova, Maurizio Martina, Piero Fassino e Andrea Orlando sappia organizzarsi e offrire a chi ancora vuole credere nel Partito Democratico come forza centrale del progressismo italiano ed europeo una valida alternativa.

Detto questo avremo modo e tempo di capire di più nelle prossime ore, nel frattempo, lasciamo in sospeso questi aspetti meritevoli di riflessioni più approfondite e aspettiamo, come mi ha detto oggi un amico, che si posi la polvere… magari senza mai dimenticarci che l’avversario è e sempre sarà a destra.

Lorenzo

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